L'università che non vorremmo:


1) Quella che prevede la presenza nei Consigli di Amministrazione degli Atenei di un componente nominato direttamente dal ministero, affiancato da due membri indicati dagli enti locali. Perché molte scelte strategiche dei CDA potrebbero essere guidate da logiche politiche ed elettorali del tutto esterne all'università.


2) Quella che prevede un un mandato dei rettori di otto anni, con una verifica intermedia e quella che (ma sembra eccessivo) aprirebbe anche alla possibilità di un secondo mandato. In questo caso (scellerato) vorrebbe dire la possibilità teorica di Rettori in carica per 16 anni.

3) quella che prevede la possibilità di allineamento delle nomine di governance dipartimentale al ciclo del rettore, perché creerebbe i presupposti per la formazione di una classe dirigente di lunga durata, compatta e gerarchica.

4) Quella controllata dall'attuale proposta DPR di riforma dell'Anvur, perché lo renderebbe uno strumento potenziato di controllo governativo degli Atenei

Forse sono questi i motivi per cui le comunità universitarie dovrebbero discutere al loro interno e farsi sentire con forza.





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