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Confesso di “aver molto reato”

 




Confesso di “aver molto reato”, soprattutto in pensieri e parole, ma è accaduto nel passato, quando in questo paese c’erano altre leggi, altri delitti, altre pene e tante altre ragioni. Spesso si è trattato di un concorso morale con i colpevoli del possibile reato. Non sono mai stato punito. Confesso anche questo. Qualche volta le autorità di polizia mi hanno chiesto le generalità. Una volta mi hanno rimproverato severamente a causa di un’improvvisata partita a pallone. Una disfida notturna in Piazza Roma, a Chiavari. Succedeva così, tanto tempo fa, quando avevo quindici anni. Ho sicuramente commesso reato quando avevo meno di vent’anni. Ho partecipato ad assemblee liceali autoconvocate, a cortei studenteschi non troppo autorizzati. Non ero un manifestante, non ero uno arrabbiato. Ero un apprendista, ossia cercavo di capire e comprendere, ascoltare le ragioni, mentre mi impegnavo a costruire un pensiero autonomo da post adolescente e da adulto in formazione. Contestare razionalmente ed essere scientemente disubbidiente, ma solo quando c’erano le giuste ragioni per farlo, prendendo sempre il fardello delle scelte compiute. In testa c’era un mantra: la libertà personale finisce nel punto di confine con la libertà di tutti e con rispetto di cosa è giusto fare e cosa non si deve mai fare. Confesso, quindi, di aver scorrettamente festeggiato la vittoria dell’Italia ai mondiali di Spagna. Eravamo in sette, stipati su una Fiat 127 verdolina, inglobati in un corteo festante da Sestri Levante a Chiavari. La manifestazione non era autorizzata, invademmo case, vicoli, piazze e luoghi pubblici. Chi guidava aveva solo il foglio rosa, e qualcuno aveva distribuito birra in lattina.

Ed ero già vecchio quando da Sestri Levante, scendemmo a Mestre e invademmo a piedi Venezia, per avvicinarci al mito Pink Floyd che celebrava l’ultima liturgia laica nel giorno della festa del Redentore. Era arrivata gente da tutta Europa, e noi con loro, salendo su uno dei tanti treni. I mezzi furono fermati da uno sciopero dei trasporti pubblici locali. Raggiungere Venezia fu un’impresa. Il concerto era finanziato dal servizio televisivo pubblico, ma le autorità locali non avevano ancora autorizzato lo svolgimento. Incoscienti di tutto, sapevamo che ci sarebbe stato. Mentre invadevamo Piazza San Marco, calli e campielli ci accorgemmo che i negozianti avevano chiuso le serrande, ma qualche crumiro vendeva le bottiglie d’acqua a diecimila lire. Non c’erano i bagni pubblici, per motivi estetici e di decoro urbano. Ascoltammo il concerto seduti sul tetto di un imbarcadero. Il volume era basso, c’era un incredibile gioco di luci, ma non c’era magia. Ce ne tornammo a Sestri con i pensieri infranti. Invadere Venezia era stato solo tempo perso, e non sentire veramente i Pink Floyd era stato il vero peccato. Ho memoria di altri fatti.

Non ho commesso reato tanti anni dopo, quando una folla di manifestanti invase la mia città. C’erano uomini neri e c’erano uomini in divisa e c’era tanta gente che manifestava pacifica le sue opinioni. Poi avvenne un corto circuito, o qualcuno decise che bisognava far saltare i fusibili. Era uno strano paese, con un vicepremier in doppiopetto d’ordinanza. Quella volta ero lontano, impegnato a fare il mio mestiere, ma tutto mi raggiunse tramite televisione e tante telefonate di amici. Genova fu invasa e in parte distrutta. Se in quell’occasione ho commesso reato, è solo perché ho odiato anarchici devastatori e picchiatori in divisa, ma ho condiviso le ragioni dei manifestanti pacifici. In quei giorni qualcuno violò le norme sul “divieto di tortura e di trattamenti inumani e degradanti”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell’uomo. Non credo che chi ha commesso quel particolare reato sia stato punito.

Infine, e per concludere, confesso che non parteciperò mai ad un rave party. Non mi incuriosisce e, poi, sarebbe banale e piuttosto ridicolo alla mia età. Tuttavia, commetterò presto reato, e sarà ancora una volta di opinione. Lo farò il prossimo 25 aprile. Celebrerò la Festa della Liberazione, non confondendola e non chiamandola Festa della Libertà. Se ci saranno manifestazioni, parteciperò come ho fatto in passato. Renderò onore alla memoria nel giorno della liberazione dell’Italia dal giogo nazifascista. Lo farò perché riesco ancora a discernere le ragioni dei pacificatori, rispetto a quelle che animarono gli sconfitti. Questi ultimi - è ovvio - fanno parte del passato e vanno consegnati alla storia. È pur ben vero che in giro c’è qualche nostalgico che celebra ancora la Mascella a Predappio.

Toulì, sono cose che accadono, cose di tutti i giorni, ma è solo folclore.
Non sarà mica reato!?




N.B. La vignetta è di Stefano Rolli. Realizzata per il video
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