Ricordare e saper distinguere
Oggi si dialoga molto di meno, o si parla di altro. Tuttavia, sono ancora convinto che la conservazione della memoria e la corretta comprensione di tutte le "giornate del ricordo", sia un valore collettivo fondamentale, che non deve essere surrettiziamente modificato. Proprio per questo, occorre ribadire con fermezza che il 27 gennaio è la giornata in cui si commemorano lo sterminio e le persecuzioni del popolo ebraico, ma anche dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Occorre capire che si tratta di una data simbolica, perché in quel preciso giorno del 1945 - quando le truppe dell'Armata Rossa entrarono ad Auschwitz, non cessarono miracolosamente tutte le persecuzioni, ma il mondo cominciò a prendere coscienza del male assoluto che era stato perpetrato in quel luogo. Allo stesso modo, il 25 aprile si celebra la liberazione dell'Italia, la fine dell'occupazione nazista e la definitiva caduta del regime fascista. Anche questa è una data simbolica, perché in quel giorno del 1945, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia proclamò l'insurrezione generale in tutti i territori occupati dai nazifascisti, ordinando alle forze partigiane del Nord Italia di attaccare e imporre la resa ai presìdi militari fascisti e tedeschi, ove possibile prima dell'arrivo delle truppe alleate. Per sua intima natura, quindi - la Festa della Liberazione non potrà mai essere una generica Festa della Libertà e, rispetto a coloro che scelsero Salò, rimarrà sempre una festa divisiva. In maniera non diversa, il Primo Maggio è il momento in cui si celebra l’avvenuto riconoscimento di alcuni diritti fondamentali dei lavoratori. Per noi, è anche la ricorrenza dell'eccidio di Portella della Ginestra, ossia quel giorno del 1947 in cui la banda armata di Salvatore Giuliano apri il fuoco su un corteo di circa duemila lavoratori siciliani. La Festa dei Lavoratori non può essere, quindi, trasformata in una generica Festa “dal Lavoro”, ossia non deve diventare il giorno in cui - per un motivo che inspiegabilmente ci è diventato del tutto oscuro – siamo esentati dall’onere e dal diritto del lavoro. Nella giornata del 27 gennaio, ho scelto di riflettere su tre valori fondanti. Se perdono significato, se si inaridiscono, perde significato e diventa sterile molta della storia del nostro Paese. Le generazioni future avranno altre date, altri riferimenti, altri valori collettivi da commemorare. Tuttavia, per chi ha vissuto in una società che riconosceva questi valori come comuni, ogni tentativo di revisione, riscrittura e cancellazione è un’offesa recata direttamente alla storia di questa Patria, ossia del luogo in cui per nascita, o per adozione, tutti ci riconosciamo. Per questo occorre ricordare e – se serve – aiutare tutti a ricordare. La Giornata della Memoria ci aiuta a non dimenticare l’Olocausto del popolo ebraico, dei rom, dei neri europei, dei disabili, degli omosessuali, degli slavi e dei dissidenti, così come le persecuzioni subite dagli internati militari e dagli antifascisti italiani. Serve a non dimenticare il male assoluto di cui è stato capace l’uomo. Questo è il motivo principale per cui questo ricordo e questa giornata devono essere tenuti distinti e cronologicamente distanti da ogni legittima condanna delle scelte dannatamente scellerate che oggi colpiscono la popolazione di Gaza. Occorre ricordare, ma bisogna saper distinguere.