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La parola "Patria": alla maniera di Sandro Pertini

 





L'utilizzo della parola "Patria" sta diventando sempre più rischioso e scivoloso. È l'equivalente di correre forte in discesa su un sentiero ghiaioso e sdrucciolevole. Chiunque pratichi il trail running può spiegare che basta perdere un appoggio, spostare erroneamente il baricentro, calzare la scarpa sbagliata e si rischia di ruzzolare rovinosamente a terra. Lo stesso vale oggi per l'utilizzo della parola "patria", soprattutto da quando è stata nuovamente e ampiamente integrata nella retorica e nella strategia di comunicazione di una ben precisa parte politica. Ci sono altri sostantivi e aggettivi il cui uso sta diventando sempre più sdrucciolevole, in quanto può essere percepito come indicativo di appartenenza. È il caso, ad esempio, del sostantivo femminile "identità" o dell'aggettivo "cristiano". Questo avviene quando sono utilizzati dialetticamente per sottolineare una contrapposizione alla cultura e alla religione degli "altri", degli "estranei", dei "foresti", di coloro che dovremmo percepire emotivamente e in maniera convincente come "diversi" e "devianti", rispetto a noi "patrioti".
L'uso politico del linguaggio non deve scandalizzare e non è certamente una novità, ma - come sempre - quando si avverte nell'aria l'avvento dell'uomo o della donna apparentemente forte, ossia di coloro che aspirano e chiedono ampi poteri, allora occorre stare molto attenti alle parole, precisarne il senso, rivendicarne l'utilizzo, e evitarne l'espropriazione o la patrimonializzazione.
La parola "patria" ha ovviamente un significato diverso da "Stato" o da "Nazione". Non indica una mera delimitazione geografica e non è solo una confinazione politico/amministrativa. Si tratta, piuttosto, di un ambito di riferimento sociale e culturale collettivo, in cui si condividono valori, tradizioni, morale, e istanze di sincero affetto. La Patria è il luogo dove scegliamo di condividere regole e libertà.
Questo vuol dire che l'utilizzo politico del termine Patria non deve essere mai lasciato nell'esclusiva disponibilità di una sola delle parti in gioco.
In ogni caso, e nel confuso caos di questa inopportuna kermesse elettorale di fine estate, sarebbe utile chiarire che la Patria è il luogo identitario in cui ci riconosciamo totalmente (a prescindere da dove siamo nati, dalla nostra identità di genere, dalla religione che professiamo, ecc.); La Patria è il luogo dove vengono riconosciuti i diritti di tutti, e dove tutti hanno la garanzia delle libertà di opinione e di scelta. La Patria è il contesto comune dove tutti sono chiamati ad esercitare il diritto di voto, e a fare scelte precise. La Patria dovrebbe essere lo spazio politico dove i cittadini, e non i segretari dei partiti politici, scelgono chi li rappresenterà in parlamento e nelle assemblee amministrative. Ovviamente, sentire appartenenza alla Patria comporta capacità di discernimento e, per fare scelte precise, ci vuole attenzione, lucidità e consapevolezza... questo, forse, è il vero problema attuale.
Ho affiancato al mio contributo la foto di un ligure celeberrimo. Non è stata una scelta casuale. La persona al centro della fotografia potrà apparire sconosciuta a molti, soprattutto ai più giovani. Se guardiamo con attenzione la foto, lo vediamo impegnato a incitare la folla, alza il pugno al cielo, ed è circondato da uomini in divisa.
Non è un reazionario o un facinoroso rivoluzionario. Era certamente uno statista, un antifascista e un patriota. Il tempo riesce sempre a far sbiadire la memoria. La persona nella fotografia è Sandro Pertini, che è stato nostro presidente ed è stato garante dei migliori valori di questa Patria, quando è emersa dall'errore della guerra e dall'orrore delle leggi razziali.
Quando vedo rivendicare certi simboli ardenti e certi valori mai domiti, il mio pensiero corre a Sandro Pertini, a Camilla Ravera, a Carla Capponi, a Tina Anselmi, a Franca Viola, a quella generazione di donne e uomini che avevano ben chiaro il significato della parola Patria, del sostantivo femminile "identità", del supremo valore della laicità dello Stato, della lotta alle disuguaglianze, dell'antirazzismo e dell'antifascismo. Tutte donne e uomini che sapevano intuire e prevenire l'uso politico e propagandistico delle parole, e che si sarebbero indignati di fronte alla veemenza di un qualsiasi comiziante plurilingue impegnato a utilizzare in pubblico astuti richiami a "Dio, patria, famiglia e identità". Si sarebbero indignati, o - forse - avrebbero sorriso, disincantati e disillusi, ma erano donne e uomini di una forza morale cristallina e vivevano in un tempo che è passato.

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