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Il cippo confinario del Monte Ramaceto


Questa volta attingo alle memorie da ex direttore del MuSel di Sestri Levante (2012-2018). Nel 2017 abbiamo allestito una piccola sala del museo per ospitare il cippo confinario rinvenuto sul Monte Ramaceto. Condivido il video che ho realizzato con Andrea Bertero, con interviste a Giovanni Mennella e a Vincenzo Tinè.

Il cippo confinario, di età romana (II secolo d.C.), è stato trovato (in realtà... per la seconda volta) poco sotto la cima del Monte Ramaceto nel 2015. Reca due brevi iscrizioni e, probabilmente assieme ad altri analoghi, delimitava da un lato un vasto latifondo imperiale, come dichiara la scritta Caesaris n(ostri) (“Proprietà del nostro imperatore”). Sul lato opposto compaiono le lettere P M G, che sono di significato meno chiaro: forse identificavano le sigle onomastiche di un privato proprietario confinante, e a sua volta latifondista; oppure segnalavano nella forma P(ublicum) M(unicipii) G(enuensium) (“Proprietà pubblica del municipio di Genova”) i beni terrieri qui posseduti da Genua, che in epoca romana estendeva la giurisdizione anche sulla riviera ligure orientale. 

Finora unico nel suo genere in Italia e tra i pochi documentati altrove, il reperto è di grande importanza per la conoscenza del più antico paesaggio rurale ligure: vi emerge la centralità dell’apparato amministrativo imperiale (il fiscus), che col concorso di grandi capitali, una collaudata struttura organizzativa e personale proprio, gestiva in modo sistematico, razionale e redditizio le estese risorse agro-silvo-pastorali che l’imperatore, nel suo ruolo di investitore e imprenditore privilegiato, aveva acquisito nella riviera di Levante.

Dopo quel ritrovamento, il Monte Ramaceto e l'area di Cichero sono entrati di diritto negli interessi di appassionati locali, scopritori di iscrizioni e incisioni rupestri. In generale, si tratta di non professionisti, ma molto determinati a sostenere le loro tesi. Su certi temi (ad es. culti romani e indigeni, pretese esaugurazioni da parte dei monaci di Bobbio) è in atto una vera e propria strategia di disinformazione locale, sostenuta da conferenze, pubblicazioni e piccoli convegni. Negli ultimi anni, mi sono sottratto da ogni confronto pubblico e da ogni dibattito su questi e altri temi. Sarebbe tempo sprecato, perché la fantasia esercita forme di fascinazione popolare che nessuna logica scientifica può controbattere. Per fortuna, il confine di diffusione di queste scoperte è meramente vallivo, ossia  chilometrico. Poco oltre, per fortuna, tutti le ignorano e nessuno se ne cura. Il tempo, come sempre, sarà galantuomo. 

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