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Fabrizio Benente intervista Massimo Zamboni (Genova 2022)



Condivido nel blog l'intervista registrata a Genova, il 15 aprile 2022, in occasione della tappa genovese del tour di Massimo Zamboni (CCCP, CSI): autore, artista, scrittore che ha profondamente influenzato, a partire dagli anni ’80, la scena musicale indipendente italiana e prosegue il suo lavoro con una sorprendente e originale capacità creativa e innovativa. Ho conosciuto Massimo durante il mio periodo come direttore del MuSel di Sestri Levante, ospitando le presentazioni di due suoi libri: L'eco di uno sparo  e  Anime galleggianti.  In seguito, Zamboni ha accettato di collaborare  alla realizzazione del documentario "Dove si posa il vento", realizzato da UniGe in occasione della Festa della Liberazione 2021. La recente pubblicazione dell’album "La mia patria attuale" (Universal Music Italia) ha offerto l’opportunità per rinnovare dialogo e riflessione con l'autore, affrontando i temi legati al significato che dobbiamo dare oggi alla parola Patria, al dovere, alla dignità e alla consolazione che derivano dall’esercizio del semplice atto del lavoro. La produzione UniGe per la Festa dei Lavoratori è stata ideata e curata da Fabrizio Benente e da Davide Colombino ed è stata realizzata grazie alle professionalità del Servizio e-learning, multimedia e strumenti web, dell'Università di Genova. 

Il video completo è visibile al seguente link: 
https://youtu.be/2kR1KhH4XAI

La parola "Patria": alla maniera di Sandro Pertini

 





L'utilizzo della parola "Patria" sta diventando sempre più rischioso e scivoloso. È l'equivalente di correre forte in discesa su un sentiero ghiaioso e sdrucciolevole. Chiunque pratichi il trail running può spiegare che basta perdere un appoggio, spostare erroneamente il baricentro, calzare la scarpa sbagliata e si rischia di ruzzolare rovinosamente a terra. Lo stesso vale oggi per l'utilizzo della parola "patria", soprattutto da quando è stata nuovamente e ampiamente integrata nella retorica e nella strategia di comunicazione di una ben precisa parte politica. Ci sono altri sostantivi e aggettivi il cui uso sta diventando sempre più sdrucciolevole, in quanto può essere percepito come indicativo di appartenenza. È il caso, ad esempio, del sostantivo femminile "identità" o dell'aggettivo "cristiano". Questo avviene quando sono utilizzati dialetticamente per sottolineare una contrapposizione alla cultura e alla religione degli "altri", degli "estranei", dei "foresti", di coloro che dovremmo percepire emotivamente e in maniera convincente come "diversi" e "devianti", rispetto a noi "patrioti".
L'uso politico del linguaggio non deve scandalizzare e non è certamente una novità, ma - come sempre - quando si avverte nell'aria l'avvento dell'uomo o della donna apparentemente forte, ossia di coloro che aspirano e chiedono ampi poteri, allora occorre stare molto attenti alle parole, precisarne il senso, rivendicarne l'utilizzo, e evitarne l'espropriazione o la patrimonializzazione.
La parola "patria" ha ovviamente un significato diverso da "Stato" o da "Nazione". Non indica una mera delimitazione geografica e non è solo una confinazione politico/amministrativa. Si tratta, piuttosto, di un ambito di riferimento sociale e culturale collettivo, in cui si condividono valori, tradizioni, morale, e istanze di sincero affetto. La Patria è il luogo dove scegliamo di condividere regole e libertà.
Questo vuol dire che l'utilizzo politico del termine Patria non deve essere mai lasciato nell'esclusiva disponibilità di una sola delle parti in gioco.
In ogni caso, e nel confuso caos di questa inopportuna kermesse elettorale di fine estate, sarebbe utile chiarire che la Patria è il luogo identitario in cui ci riconosciamo totalmente (a prescindere da dove siamo nati, dalla nostra identità di genere, dalla religione che professiamo, ecc.); La Patria è il luogo dove vengono riconosciuti i diritti di tutti, e dove tutti hanno la garanzia delle libertà di opinione e di scelta. La Patria è il contesto comune dove tutti sono chiamati ad esercitare il diritto di voto, e a fare scelte precise. La Patria dovrebbe essere lo spazio politico dove i cittadini, e non i segretari dei partiti politici, scelgono chi li rappresenterà in parlamento e nelle assemblee amministrative. Ovviamente, sentire appartenenza alla Patria comporta capacità di discernimento e, per fare scelte precise, ci vuole attenzione, lucidità e consapevolezza... questo, forse, è il vero problema attuale.
Ho affiancato al mio contributo la foto di un ligure celeberrimo. Non è stata una scelta casuale. La persona al centro della fotografia potrà apparire sconosciuta a molti, soprattutto ai più giovani. Se guardiamo con attenzione la foto, lo vediamo impegnato a incitare la folla, alza il pugno al cielo, ed è circondato da uomini in divisa.
Non è un reazionario o un facinoroso rivoluzionario. Era certamente uno statista, un antifascista e un patriota. Il tempo riesce sempre a far sbiadire la memoria. La persona nella fotografia è Sandro Pertini, che è stato nostro presidente ed è stato garante dei migliori valori di questa Patria, quando è emersa dall'errore della guerra e dall'orrore delle leggi razziali.
Quando vedo rivendicare certi simboli ardenti e certi valori mai domiti, il mio pensiero corre a Sandro Pertini, a Camilla Ravera, a Carla Capponi, a Tina Anselmi, a Franca Viola, a quella generazione di donne e uomini che avevano ben chiaro il significato della parola Patria, del sostantivo femminile "identità", del supremo valore della laicità dello Stato, della lotta alle disuguaglianze, dell'antirazzismo e dell'antifascismo. Tutte donne e uomini che sapevano intuire e prevenire l'uso politico e propagandistico delle parole, e che si sarebbero indignati di fronte alla veemenza di un qualsiasi comiziante plurilingue impegnato a utilizzare in pubblico astuti richiami a "Dio, patria, famiglia e identità". Si sarebbero indignati, o - forse - avrebbero sorriso, disincantati e disillusi, ma erano donne e uomini di una forza morale cristallina e vivevano in un tempo che è passato.

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