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Genova e il Medioevo. Una capitale del Mediterraneo (Rep. Genova cultura)
Genova e il Medioevo: una capitale del Mediterraneo
Lo spunto per questa riflessione nasce da alcune recenti dichiarazioni di chi ha il compito di amministrare Genova, mentre parte del titolo è un prestito da un libro pubblicato da Geo Pistarino, esattamente trent’anni or sono. In un’intervista apparsa su questo quotidiano è stato prospettato che - nel 2024 - il medioevo potrà essere al centro degli eventi culturali cittadini. Sono un medievista e non posso che dichiararmi entusiasta della scelta, in attesa di avere maggiori dettagli. Appare, comunque, legittimo domandare quale medioevo e quale Genova medievale si vorrà mettere al centro dell’interesse culturale dei cittadini e dei visitatori. Risulta altrettanto chiaro che ci dovranno essere contenuti certificati, competenze progettuali e di divulgazione. Certamente, in una città come Genova, non si può parlare di medioevo sulla base di una semplice suggestione propagandistica, ed è facile cadere in trabocchetti evocativi di tipo folcloristico e commerciale. La città non ha (ancora) un assessore alla cultura, ma sono note le competenze dei consulenti che collaborano con il Sindaco. Posso immaginare che si penserà a un itinerario dei luoghi materiali, alla scoperta delle cospicue tracce della Genova dei secoli centrali del medioevo. Posso pensare alla città della ripa, delle raibe e dei traffici commerciali mediterranei, oppure alla città delle torri, dei palazzi e delle enclave insediative delle aristocrazie mercantili del comune consolare. Esiste, poi, una civitas christiana, fatta di edifici, di reliquie e di tesori di arte sacra. Sono stati riferimenti ideologici fondamentali e perenni per la vita della comunità genovese. Mi piacerebbe fosse proposto un itinerario urbano, alla scoperta dei magistri e delle murature antelamiche. Le porte urbane genovesi, le iscrizioni e le scritture esposte, le pitture stesse (ad esempio in San Lorenzo) sono state un mezzo di comunicazione, capace di costruire progressivamente il mito collettivo e identitario delle origini del Comune. Come è stato fatto in passato, si potrebbe proporre un itinerario archivistico. L’archivio di Stato di Genova è un autentico patrimonio culturale del Mediterraneo, ed è una fonte unica al mondo per tipologia e consistenza, se si intende studiare la vita quotidiana dell’età di mezzo, in tutti i suoi aspetti. Genova è città universitaria, e ha un Ateneo che si affaccia sul mare e che dialoga con tutto il Mediterraneo. Se è possibile ragionare pubblicamente sulle proposte culturali per il 2024, forse uno dei punti di partenza può essere proprio questo. Progettare iniziative ed eventi comporta anche un investimento sul futuro degli studi e della scuola medievistica genovese. La mia generazione ha avuto la fortuna di avere maestri di formidabile autorevolezza. In un cursorio elenco, e facendo torto a molti, posso ricordare Geo Pistarino e Gabriella Airaldi per la storia; Carlo Varaldo e Colette Bozzo Dufour, rispettivamente per l’archeologia e la storia dell’arte; Dino Puncuh e Antonella Rovere per la paleografia e le scienze archivistiche. Oggi, i Palazzi di via Balbi ospitano una compagine molto più ridotta di docenti e di giovani medievisti. Per le materie che ho appena citato, esiste il prezioso lavoro di Paola Guglielmotti e Maria Elena Cortese, di Clario di Fabio e Gianluca Ameri, di Stefano Gardini e Valeria Ruzzin. Altri validissimi colleghi operano nella Scuola politecnica. Esiste poi un significativo numero di studiosi che hanno trovato collocazione in altre sedi universitarie. Eppure, ci sono aspetti della storia della città medievale che sono stati appena sfiorati. Gli interventi di restauro consentono di aggiornare costantemente le conoscenze storico artistiche. Un numero infinito di documenti di archivio deve ancora essere analizzato e studiato. Non esiste un progetto di ricerca per l’archeologia della città medievale, anche se è in atto un’ottima gestione dell’archeologia preventiva. In prospettiva, uno degli investimenti può essere utilizzare le iniziative culturali di Genova 2024 come un volano per rigenerare didattica, ricerca e divulgazione, facendo nuovamente di Genova il luogo di eccellenza per gli studi dedicati al Mediterraneo medievale. Questo significa rendere la città un punto di riferimento internazionale per la medievistica e lavorare per far confluire in città studenti da tutto il bacino del Mediterraneo. Non è un’opera impossibile: si tratta di progettare una corretta campagna di comunicazione, coniugandola ad un’offerta formativa adeguata e multidisciplinare, e a buone pratiche di gestione degli spazi residenziali per gli studenti. Non è sufficiente l’impegno della sola Università, occorre coinvolgere tutte le Istituzioni locali e sono indispensabili gli specialisti che – a diverso titolo - operano negli Enti di tutela, nei Musei, nelle associazioni culturali (una tra tutte, la Società ligure di Storia Patria). Pensate a quale incredibile opportunità è in campo: studiare il Medioevo mediterraneo, vivendo quotidianamente immersi negli spazi e nei volumi del medioevo genovese. Analizzare quotidianamente i monumenti con un approccio autoptico e diretto; sfruttare pienamente il patrimonio immenso dell’Archivio di Stato; percepire la storia millenaria della città attraverso le stratificazioni archeologiche e lo studio dei reperti; utilizzare biblioteche e musei come spazi permanenti della didattica e del sapere. S. Agostino, opportunamente rigenerato, potrebbe diventare proprio questo: un incredibile abaco dell’arte medievale. Esiste. infine, tutto il capitolo della condivisione dei saperi con i cittadini e con coloro che visitano Genova e la Liguria. Qui mi devo fermare. Forse ho aperto il libro personale dei sogni. Mettere il medioevo al centro deli eventi culturali (non solo) del 2024 è un’idea eccellente. La ricetta vincente è la sinergia, l’unione delle forze, accompagnata dalla corretta conoscenza e dalla piena condivisione degli obiettivi.
Fabrizio Benente
Ordinario di Archeologia medievale e prorettore UniGE
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